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CARCIOFO

Il carciofo, Cynara cardunculus, fa parte della famiglia delle Asteracee; il nome deriva dall’arabo al-kharshuf.

La pianta del carciofo era già conosciuta dai Greci e dai Romani i quali la consideravano afrodisiaca, nata dalla trasformazione di una ragazza da parte di Giove.

Il passaggio dalla pianta selvatica a quella domestica avvenne nel I sec. in Sicilia, dove ancora esiste una varietà che è una via di mezzo fra il carciofo Cynara scolymus e il cardo selvatico Cynara cardunculus.

Nel XV sec. il carciofo si diffuse in Italia e in Francia, dove a portarlo fu Caterina de’ Medici.Anche Enrico VIII amava questo ortaggio, e lo coltivò ampliamente nei suoi orti inglesi, dove venne introdotto dagli Olandesi. Nel XVIII sec. il carciofo venne introdotto anche nelle Americhe, in particolare in Louisiana e California, dove rappresenta ad oggi una vera e propria piaga invasiva dell’habitat autoctono.

La coltivazione dei carciofi si concentra soprattutto in Italia (in particolare Sicilia, Sardegna e puglia), in Egitto e in Spagna; negli USA l’80% di questi ortaggi viene prodotto nello stato di Monterey; una recente diffusione si è avuta anche in Perù dove si è iniziato a coltivarlo in conseguenza di una epidemia che ha colpito l’asparago.

Quella del carciofo è una pianta erbacea che può raggiungere anche il metro e mezzo di altezza; da una singola radice si sviluppano diversi fusti, sulla cima di uno dei quali crescono i fiori azzurro violacei protetti da brattee spinose. Le foglie sono pennate con nervature centrale. Il ciclo della pianta è autunno-primaverile ma si stanno sempre più diffondendo cultivar (varietà ottenuta grazie a miglioramento genetico) rifiorenti.

I carciofi possono essere classificati secondo più criteri: in base alla presenza delle spine si distinguono le varietà spinose e le inermi; in base al colore del capolino le varietà violette e le verdi; in base al ciclo fenologico si distingue fra autunnali (anche detti rifiorenti) e primaverili (unifere).

Le varietà più famose sono: il Brindisino, il “Paestum”, lo Spinoso sardo (anche detto Carciofo spinoso d’Albenga), il Catanese, il Verde di Palermo, la Mammola verde, il Romanesco, il Mazzaferrata di Cupello, il Violetto di Toscana, il Precoce di Chioggia, il Violetto di Provenza, il Violetto di Niscemi.

Del carciofo si consumano i capolini giovani quando sono ancora coperti da diversi strati di brattee, le quali sono ancora carnose alla base. In molti paesi si consuma anche la parte del gambo più vicina al fiore.

Il carciofo è ricco di acqua, carboidrati (fra cui inulina e fibre), minerali (i principali sono sodio, fosforo, potassio e calcio), vitamine (B1, B3 e una piccola quantità di vitamina C).

Oltre a queste componenti il carciofo presenta metaboliti secondati molto caratteristici: derivati dell’acido caffeico, flavonoidi e lattoni sesquiterpenici.

Sagra del carciofo di Cedra a Cedra (PA)

Sagra del carciofo di Pietralcina (BN)

Sagra del carciofo Moretto a Brisighella (RA)

Sagra del carciofo di Paestum a Battipaglia (SA)

Sagra del carciofo Romanesco a Ladispoli (RO)

Sagra del carciofo di Montoro (AV)

Sagra del carciofo violetto de Sant’Erasmo (VE)

A ogni piatto è consigliato abbinare sempre uno o più ortaggi, perché ricchi di vitamine e sali minerali indispensabili per il sistema immunitario. Assicurarsi che siano freschi e di stagione, meglio se coltivati in modo biologico.

Benefici per i gruppi 0 e A.  Sconsigliati per i  gruppi B e AB. Il dottor Mozzi sconsiglia i carciofi a che è stata asportata la cistifellea

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