Cicerchia

CICERCHIA

Quadro la cicerchia

Il dipinto Gracias a la almorta

La cicerchia (Lathyrus sativus) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Fabaceae. Il suo nome deriva dal latino cicèrcula, diminutivo di cicer, “cece”.
Originaria dell’Asia e del bacino del Mediterraneo, era conosciuta in India già 4000 anni fa; tuttavia, la sua coltivazione non conobbe mai uno sviluppo su larga scala, poiché deve essere consumata con moderazione dopo un’accurata cottura. I primi studiosi che consigliarono di limitarne l’uso furono il medico indù Susruta nel IV secolo a.C. e Ippocrate. Per questo motivo non fu mai un alimento molto popolare, consumato soprattutto in tempo di guerra e di carestia.
Un’interessante testimonianza di questa tendenza è il dipinto Gracias a la almorta (“Grazie alla cicerchia”) di Francisco Goya: rappresenta la fame dei poveri che, durante la Guerra d’indipendenza spagnola, mangiavano cicerchie tutti i giorni, poiché costavano pochissimo ed erano considerate di scarso valore (anticamente, per dire a qualcuno che non valeva nulla, si usava l’espressione: “Sei come la cicerchia”).
Questo massiccio consumo quotidiano di cicerchie nel XIX secolo causò il diffondersi di un’intossicazione detta latirismo, che scomparve nel secolo scorso quando questo legume tornò a essere mangiato meno frequentemente.Il Lathyrus sativus è una pianta annuale ramificata, con foglie strette molto lunghe e fiori singoli, ermafroditi, di colore blu; i frutti nascono dall’autofecondazione dei fiori e consistono in baccelli compressi che contengono fino a 5 semi ciascuno. Essendo molto resistente, si adatta a tanti tipi di terreni purché non siano soggetti a ristagni d’acqua.

Bacello della cicercha

Baccello della Cicerchia

La sua coltivazione attualmente è concentrata in Asia, Africa orientale e in alcune aree dell’Europa. In Italia viene prodotta in diverse zone di Lazio, Marche, Molise, Puglia e Umbria, dove sono in corso ricerche di tecniche di coltivazione che hanno già portato alla produzione di cicerchie molto più buone e salutari rispetto all’antichità. Una delle principali varietà italiane è la Cicerchia di Serra de’ Conti, un tempo molto diffusa nelle Marche, la cui coltivazione è stata portata avanti anche quando il suo consumo era stato pressoché dimenticato. Questa particolare cicerchia ha un sapore più dolce rispetto alle altre, e viene coltivata ancora secondo le antiche usanze: la semina avviene in primavera e il raccolto alla fine dell’estate; le piantine vengono riunite in fasci, appese a seccare al sole e battute sull’aria. Oggi la Cicerchia di Serra de’ Conti è diventata presidio Slow Food.
In cucina, la cicerchia è un ingrediente molto versatile: può essere utilizzata per minestre, zuppe e contorni, mentre la sua farina si usa per preparare pasta e polenta; è inoltre l’ingrediente principale di un dolce tipico del Cento Italia, detto appunto “cicerchiata”.
La cicerchia è un’ottima fonte di proteine, carboidrati e fibre alimentari, oltre che di Sali minerali (fosforo, potassio, calcio) e vitamine del gruppo B. Si consiglia di cuocerla con cura, mettendola in ammollo le cicerchie per un giorno, in acqua tiepida con un cucchiaio di sale o di bicarbonato, cambiandola tre o quattro volte. Infine bisogna buttare l’acqua di ammollo e procedere con la cottura.

Neutra per tutti i gruppi.
Il dottor Mozzi sconsiglia di combinare i legumi con latticini, frutta e cereali; meglio abbinarli a carne, pesce, uova e verdure.

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