Herring fillet

Aringa

L’aringa (Clupea harengus) è un pesce osseo d’acqua salata, appartenente alla famiglia delle Clupeidae.
Nonostante al giorno d’oggi sia conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, non si hanno notizie storiche su questo pesce risalenti a prima del Medioevo: la pesca di aringhe ebbe infatti origine in Svezia nel XIII secolo e successivamente si diffuse in Gran Bretagna e nel resto dell’Europa settentrionale, dove divenne un alimento fondamentale grazie al suo grande apporto proteico. Tuttavia, nel XV secolo il monopolio commerciale dell’aringa passò agli olandesi, grazie al metodo di conservazione sotto sale scoperto da Guglielmo Bökel nel 1398.
Fino alla fine del Cinquecento le aringhe furono la principale merce di scambio dei Paesi nordici e divennero sempre più conosciute nel resto del continente, tanto da essere citate nel Grande Dizionario di Cucina di Alexandre Dumas e utilizzate in alcune cerimonie religiose. All’epoca era un alimento molto diffuso anche in Italia tra le classi più povere, specialmente in Veneto e in Toscana.
Con l’evolversi delle tecniche di conservazione, il commercio delle aringhe conobbe un’ulteriore espansione: agli inizi del XX secolo aveva superato i tre milioni e mezzo di tonnellate.

L’aringa è diffusa soprattutto nel Mar Baltico e nelle zone costiere dell’Oceano Atlantico settentrionale. Il suo peso massimo è di circa un chilo, mentre la sua lunghezza standard è di circa 30 centimetri. Il corpo fusiforme è ricoperto di squame sottili, di un colore blu tendente al verde che sfuma sui fianchi, fino a diventare bianco sul ventre. La sua bocca appuntita presenta una mascella sporgente con una moltitudine di piccoli denti.
I banchi di aringhe sono molto numerosi e si mantengono vicini alle coste durante la riproduzione, ma possono “migrare” verso il largo fino a una profondità di 200 metri. L’alimentazione di questo pesce è costituita principalmente da uova, larve e piccoli invertebrati. La riproduzione avviene tutto l’anno e ogni esemplare produce da 20.000 a 80.000 uova.
Nei Paesi nordici, soprattutto in Olanda, la pesca delle aringhe è andata oltre l’aspetto commerciale, diventando un’importante tradizione popolare. All’inizio di maggio, nel primo giorno della stagione di pesca le imbarcazioni fanno a gara per portare a riva il primissimo carico di pesce, che viene dedicato alla famiglia reale dei Paesi Bassi.
In Italia è abbastanza difficile trovare aringhe fresche, poiché sono molto sottovalutate rispetto ad altri esemplari di pesce azzurro. Tuttavia, dal punto di vista nutrizionale è un alimento decisamente ricco: ha un ottimo apporto di proteine e buona parte dei suoi grassi sono polinsaturi (i cosiddetti “grassi buoni” di cui fanno parte gli omega3). Contiene inoltre ferro, calcio e tracce di vitamine A, B1, C, D.

Benefica per il gruppo 0, neutra per i gruppi B (fresca e in salamoia) e AB(non in salamoia o affumicata), sconsigliata per il gruppo A.
Il dottor Mozzi consiglia di consumare pesce pescato, non proveniente da allevamento. Evitare di prepararlo fritto, impanato o affumicato e di combinarlo con latticini.

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