Raw rabbit legs

Coniglio

Il nome “coniglio” si riferisce a diverse specie di animali appartenenti alla famiglia dei Leporidi, ma viene generalmente usato per indicare il coniglio europeo (Oryctolagus cuniculus).
Alcuni studiosi ritengono che gli antenati del coniglio fossero originari dell’Africa. Da lì si spostarono in Spagna, dove furono scoperti dai Fenici che chiamarono la penisola iberica i-shepan-im, “terra dei conigli”. È probabile che i Greci non lo conoscessero, ma era molto noto e apprezzato dagli antichi Romani: lo scrittore naturalista Plinio il Vecchio ne descrisse l’impiego nella cucina dell’epoca, mentre Marco Terenzio Varrone descrisse l’allevamento del coniglio in appositi terreni recintati per animali selvatici, i leporaria. Tuttavia la domesticazione vera e propria del coniglio avvenne durante il Medioevo, grazie allo sviluppo dell’allevamento nei monasteri.
Nel XII secolo i conigli iniziarono ad essere allevati nelle garenne, spazi di terreno delimitati da un muro o da un fossato pieno d’acqua. Fu solo a partire dal XVI secolo che si sviluppò l’allevamento nelle conigliere, costituite da un gruppo di gabbie disposte all’interno di grandi capannoni in muratura. Nel XIX secolo in Inghilterra comparvero le prime gabbie col fondo grigliato che, appoggiate su un prato, permettevano ai conigli di pascolare e brucare l’erba.
A partire dal XVIII secolo i conigli furono introdotti fuori dall’Europa, soprattutto in Australia, dove iniziarono a moltiplicarsi con velocità allarmante, grazie al clima mite che permetteva loro di riprodursi durante tutto l’anno. Nel XX secolo furono varate diverse iniziative per limitare un’ulteriore espansione della specie, che negli anni Cinquanta aveva raggiunto i 600 milioni. Attualmente questa varietà di conigli è ancora tenuta sotto controllo dal governo australiano ed è nell’elenco delle 100 specie più invasive del mondo.

I conigli europei sono diffusi allo stato selvatico in tutta l’Europa e nel Nord Africa, e sono stati introdotti con successo in Australia, Nuova Zelanda e Sud America. Misurano fino a 45 centimetri di lunghezza e il loro peso massimo è di 2,5 chili; hanno orecchie lunghe e grandi occhi neri. Le zampe posteriori sono palmate (per evitare che l’animale perda l’equilibrio quando scarta o salta di lato), più lunghe e robuste di quelle anteriori. Il pelo è di un color bruno uniforme sul dorso, che sfuma nel grigio sui fianchi e diventa bianco sul ventre, sulle zampe e sotto la gola.
Questi animali sono erbivori, principalmente notturni e vivono in colonie composte da circa una decina di esemplari. Sono estremamente prolifici: il periodo di gestazione dura circa un mese e ogni femmina può dare alla luce fino a 14 cuccioli insieme. Dopo il primo mese di vita, i conigli diventano indipendenti dalle madri e la loro aspettativa di vita è di circa 9 anni.
Oltre all’Oryctolagus, il coniglio più diffuso è quello americano (Sylvilagus), detto anche silvilago o “coniglio coda di cotone” perché caratterizzato da un mozzicone di coda di colore bianco. Esistono numerosissime sottospecie di silvilaghi, distribuite in tutto il continente americano.
L’Italia è il terzo produttore mondiale di carne di coniglio (subito dopo Cina e Russia) e il secondo consumatore (5,71 kg per abitante) dopo Malta (8,9 kg per abitante). Il suo utilizzo in cucina si concentra principalmente in tutta l’Europa, in Nord Africa e nella regione cinese del Sichuan; in Australia è invece diminuito dopo che furono classificati come specie invasiva, infestante e potenzialmente dannosa.
Quella del coniglio è una carne bianca molto magra, contiene una grande quantità di proteine facilmente digeribili e pochissimo colesterolo. È inoltre ricca di aminoacidi e Sali minerali, principalmente ferro, potassio e fosforo.

Neutro per il gruppo 0, benefico per i gruppi B e AB, sconsigliato al gruppo A

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