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Gruppo Sanguigno AB – Come mantenersi sani con l’alimentazione

Gruppo Sanguigno AB – Digestione

Come ci insegna il dottor Mozzi, una buona digestione è fondamentale per mantenere il giusto equilibrio psicofisico. Questo semplice concetto è supportato dagli studi clinici del dottor Peter D’Adamo. Da questi studi emerge che gli antigeni del gruppo sanguigno sono presenti in ogni fase della digestione:

  • Saliva: presenta grandi quantità di antigeni del gruppo sanguigno, con la funzione di fornire una prima difesa contro le invasioni dei batteri.
    Il gruppo sanguigno determina la struttura delle mucine, molecole che proteggono il tubo digerente contro i batteri e le irritazioni alimentari.
  • Stomaco: è l’organo dell’apparato digerente che presenta la più alta concentrazione di antigeni in assoluto. Influenza un gran numero di ormoni e secrezioni, compresi i succhi gastrici e l’attivazione dell’enzima pepsina, responsabile della scissione delle proteine. È stato dimostrato che l’antigene del gruppo A si lega alla pepsina inibendone l’azione: questo può spiegare le difficoltà del tipo A nella digestione della carne.
  • Fegato: le cellule delle pareti dei condotti biliari del fegato contengono l’antigene del gruppo sanguigno, così come il succo pancreatico e la bile. Il gruppo sanguigno esercita così la sua influenza sul filtro dell’organismo, che separa sostanze nutritive e scarti.
  • Intestino tenue e intestino grasso: grandi quantità di antigeni del gruppo sanguigno aderiscono alle pareti dell’intestino tenue e dell’intestino crasso, dove interagiscono con le sostanze nutritive, con gli enzimi che regolano l’assimilazione e influenzano la flora intestinale.

Le seguenti strategie, messe a punto dal dottor D’Adamo, sono state studiate per aiutare le persone di gruppo AB in buone condizioni di salute a evitare i problemi che possono emergere dalla loro particolare costituzione neurologica, digerente, metabolica e immunitaria.

 Come migliorare l’acidità gastrica

A differenza del gruppo 0, il gruppo A e il gruppo AB sono caratterizzati da una scarsa produzione di succhi gastrici nello stomaco. Questo può portare al manifestarsi di sintomi come difficoltà nella digestione delle proteine e nell’assorbimento di vitamine e minerali, e in alcuni casi a un blocco dell’azione degli enzimi digestivi. Le persone di tipo A e AB hanno quindi bisogno che il loro livello di acidità gastrica non scenda oltre un certo limite. Il dottor D’Adamo consiglia alcune semplici strategie per evitarlo.

  • Utilizzare piante amare: queste piante, come ad esempio la genziana, sono utilizzate da molto tempo dai naturopati per stimolare la produzione di succhi gastrici. Possono essere assunte prima dei pasti sotto forma di tisane leggere.
  • Evitare le bevande gassate: acqua minerale gassata, seltz, soda e altre bibite simili sono altamente sconsigliate: la carbonazione (aggiunta di anidride carbonica alle bevande) blocca la produzione della gastrina e inibisce ulteriormente l’acidità dello stomaco.
  • Assumere betaina, una sostanza naturale che si estrae dalla barbabietola da zucchero (o Beta vulgaris, da cui il nome). Sotto forma di cloridrato di betaina aiuta ad incrementare l’acidità dello stomaco, oltre ad avere un effetto disintossicante per il fegato.

Una bassa acidità gastrica può causare screpolature ai lati della bocca. In questo caso, il dottor D’Adamo consiglia di utilizzare un gel alla liquirizia per attenuare il fastidio.

IL GRUPPO SANGUIGNO AB E LO STRESS

Oltre alle abitudini alimentari, uno degli elementi fondamentali per la nostra evoluzione è stata senza dubbio la nostra capacità di reagire allo stress. Sin dalle sue origini, l’uomo è stato infatti costretto a confrontarsi con situazioni pericolose, dannose o semplicemente sgradevoli che hanno determinato una risposta negativa da parte del suo organismo e, di conseguenza, del suo sistema immunitario. Se per i nostri antenati lo stress colpiva principalmente il fisico ed era spesso questione di vita o di morte (come dover sfuggire ai predatori o sopravvivere in un ambiente ostile), oggi tanto il corpo quanto la mente possono esserne colpiti in molti modi diversi: ad esempio ritmi di lavoro intensi, forte pressione psicologica, ma anche patologie che si ripresentano periodicamente o virus che diventano resistenti agli antibiotici.
Ma qual è il rapporto tra lo stress e la dieta del gruppo sanguigno?
Nel suo libro “La salute su misura”, il dottor Peter D’Adamo scrive che, secondo i risultati delle sue ricerche, le persone appartenenti a diversi gruppi sanguigni reagiscono in modo diverso alle situazioni stressanti. Questo fenomeno apparentemente casuale ha in realtà un motivo ben preciso: nella catena del DNA i geni che controllano la nostra risposta allo stress sono localizzati vicino al gene che determina il nostro gruppo sanguigno. Il risultato di questa vicinanza è che il nostro gruppo del sangue svolge un ruolo fondamentale per determinare la nostra soglia di tolleranza allo stress e la capacità di ristabilire il nostro equilibrio emotivo.
Secondo il dottor D’Adamo, l’elemento principale di questa correlazione sono i cosiddetti ormoni dello stress: l’adrenalina e la noradrenalina, che in determinate situazioni vengono rilasciate dalle ghiandole surrenali causando i tipici sintomi di uno stato emotivo alterato (minore capacità digestiva, aumento del battito cardiaco e della pressione sanguigna). Esiste inoltre un terzo ormone, il cortisolo, che trasforma in energia le proteine del tessuto muscolare, per preparare il corpo a fronteggiare uno stress fisico o emotivo particolarmente alto. Ogni gruppo sanguigno presenta diversi livelli di ormoni, causando quindi reazioni diverse.

Il caso del gruppo AB è molto singolare: a seconda delle circostanze, può assumere i tratti caratteristici di ognuno degli altri gruppi sanguigni. Nello specifico, il suo profilo degli ormoni dello stress presenta notevoli somiglianze con quello del gruppo 0: il tipo AB produce livelli elevati di adrenalina e noradrenalina ed è in grado di neutralizzare gli effetti negativi del cortisolo con più efficienza rispetto ai gruppi A e B.
Esistono diverse strategie utili che il dottor D’Adamo consiglia per mantenere stabile il proprio equilibrio psicologico, fondamentale per il gruppo AB.

Alimentarsi in modo corretto seguendo alcune semplici linee guida

  • Evitare l’eccesso di caffeina e alcolici, specialmente quando si attraversa un momento stressante. La caffeina tende a far aumentare i livelli già alti di adrenalina e noradrenalina.
  • Mangiate a sufficienza e non saltate mai i pasti. Se sentite appetito tra un pasto e l’altro, ricorrete agli spuntini consigliati per il vostro gruppo sanguigno. Il dottor D’Adamo consiglia inoltre di evitare le diete ipocaloriche: rinunciare al cibo è una causa di stress molto pesante.
  • Fare una colazione equilibrata, preferendo gli alimenti consentiti ricchi di proteine. Per le persone di gruppo AB la colazione è il pasto più importante per bilanciare le esigenze metaboliche e la risposta allo stress.

Migliorare la reazione allo stress grazie agli adattogeni

Gli adattogeni sono sostanze naturali presenti in molte piante medicinali, che contribuiscono a corroborare l’organismo riducendo lo stress. I più indicati per le persone di gruppo AB sono:

  • Rhodiola Rosea e altre piante della specie Rhodiola: i principi attivi di questa pianta prevengono l’azione di adrenalina, noradrenalina e delle disfunzioni cardiopolmonari, stabilizzando il battito cardiaco.
  • Acido lipoico: molto importante per il gruppo AB, aiuta a metabolizzare gli ormoni dello stress.
  • Vitamine del complesso B, soprattutto la B1 e la B6, particolarmente indicate per aiutare le persone di gruppo AB a riequilibrare le reazioni allo stress.

Favorire l’equilibrio grazie all’aiuto degli integratori

  • L-Tirosina. Sostenere i livelli dell’amminoacido L-tirosina contribuisce a incrementare il livello di dopamina cerebrale. Inoltre la tirosina, in circostanze contraddistinte da stress psicosociale e fisico, ha la proprietà di ridurne l’impatto sulle capacità cognitive.
  • Radice di danshen. Questa pianta della medicina tradizionale cinese contribuisce alla regolazione dell’ossido nitrico, molto utile per regolare la pressione arteriosa.
  • Glutammina. Questo amminoacido può giovare particolarmente alle persone di gruppo AB con una inclinazione eccessiva verso i dolci: è sufficiente scioglierne un grammo in un bicchiere d’acqua quando si sente voglia di carboidrati.
  • Acido folico. Il dottor D’Adamo consiglia alle persone di gruppo AB soggette a frequenti cambiamenti d’umore di integrare la loro dieta con un supplemento di acido folico, insieme con altre vitamine del complesso B. È utile anche per abbassare i livelli dell’omocisteina, aiutando a prevenire le patologie cardiovascolari.

IL GRUPPO SANGUIGNO AB E IL SISTEMA IMMUNITARIO

I meccanismi che regolano il sistema immunitario sono la chiave con cui il nostro organismo ci mantiene vitali e in salute. Tra questi meccanismi, uno dei più importanti è la presenza degli antigeni del gruppo sanguigno. Gli antigeni sono sostanze riconosciute dal sistema immunitario, composte da una catena molecolare di zuccheri semplici tra cui il fucosio, che si trova all’estremità. Queste sostanze sono presenti in tutte le cellule e si legano agli anticorpi, provocando una reazione diversa per tutte le sostanze estranee o incompatibili (ad esempio germi e batteri) con cui entrano in contatto.
Ognuno dei gruppi sanguigni è caratterizzato da un antigene diverso, contraddistinto da una particolare struttura chimica e classificato dalle lettere A, B o AB da cui i gruppi prendono il nome. Il sistema immunitario crea gli anticorpi necessari a respingere gli antigeni estranei, compresi quelli degli altri gruppi sanguigni, mentre l’antigene del proprio gruppo impedisce la produzione degli anticorpi contrari a quello stesso antigene. Quando i nostri antigeni riconoscono un altro gruppo come “diverso”, stimolano la produzione di un anticorpo che si oppone ai gruppi sanguigni, ai microrganismi e agli alimenti che possiedono antigeni estranei. In questo modo ogni singolo individuo si crea col tempo un sistema immunitario unico, con anticorpi diversi in base alle sue tolleranze specifiche e alla sua personale esperienza alimentare.
L’antigene del gruppo AB prende forma dall’unione degli elementi di tutti gli altri: il fucosio di base del gruppo 0, la N-acetilgalattosammina del gruppo A e la D-galattosammina del gruppo B. Per questo motivo non dispone di alcun anticorpo contro gli antigeni di altri gruppi sanguigni.
Le persone di tipo AB presentano caratteristiche affini agli altri gruppi sanguigni, ma il loro sistema immunitario assomiglia principalmente a quello del gruppo A.

Il gruppo Sanguigno AB e il cancro

Nel corso di tutta la nostra vita, le cellule del nostro organismo sono soggette a un continuo processo di duplicazione detto mitosi. Tuttavia, può succedere che alcune cellule diventino cancerose, ovvero acquistino la capacità di moltiplicarsi al di fuori di ogni controllo. La loro superficie subisce inoltre un aumento dello strato di zuccheri, attirando una quantità maggiore di sostanze agglutinanti (come ad esempio le lectine degli alimenti nocivi) e formando ammassi composti da centinaia o migliaia di cellule tumorali.
In base agli studi e ai dati statistici a disposizione, il dottor D’Adamo ha potuto stabilire che molti tipi di cancro tendono a essere associati maggiormente con il sangue di tipo A e AB. La causa di questo fenomeno è da ricercarsi nella struttura delle cellule tumorali, che contengono principalmente antigeni affini a quello del gruppo A. Questo spiegherebbe la maggiore resistenza dei gruppi 0 e B, che possiedono anticorpi contro l’antigene A, mentre gli altri due gruppi sanguigni non possono produrre anticorpi contro il loro stesso antigene, disponendo perciò di minori difese.
Tuttavia, il gruppo AB risulta più vulnerabile per quanto riguarda le difese immunitarie ed è particolarmente predisposto a cali dell’attività delle cellule killer naturali (NK). Queste cellule del sistema immunitario, chiamate anche linfociti NK, sono specializzate nel riconoscimento e nella distruzione delle cellule tumorali o colpite da virus. La loro attività è fondamentale per combattere il cancro con successo, ma cattive abitudini alimentari come saltare la colazione, nutrirsi in modo irregolare, consumare poche verdure, proteine non adatte o cibi troppo grassi tendono a diminuirne l’efficacia. Il dottor D’Admo ha elaborato alcuni consigli specifici per contrastare questa tendenza:

  • Limitare il più possibile l’esposizione a sostanze chimiche tossiche e a metalli pesanti, che abbassano sensibilmente l’attività dei leucociti NK per periodi lunghi settimane o anche mesi.
  • Consumare alimenti ricchi di selenio, zinco, vitamina C, beta carotene, vitamina A, vitamina D e vitamina E.
  • Le cellule NK possono essere stimolate anche da molte delle piante medicinali comunemente utilizzate per favorire la funzionalità del sistema immunitario, in particolare il ginseng, l’astragalo, la liquirizia e l’echinacea. Queste piante sono efficaci soprattutto a scopo preventivo, quando la funzionalità dei leucociti NK non è ancora compromessa.

Per prevenire al meglio l’insorgere di cancro, il dottor D’Adamo raccomanda innanzitutto di seguire fedelmente il programma alimentare per il gruppo AB e di ridurre lo stress. Inoltre, nel corso dei suoi anni di ricerche, il dottore ha sviluppato alcune strategie supplementari che consiglia ai suoi pazienti come complemento alle terapie oncologiche tradizionali.

  • Consumare alimenti probiotici come yogurt, kefir e prodotti a base di soia fermentata. I cibi trattati con colture batteriche sono ricchi di sostanze con efficaci proprietà antitumorali.
  • Utilizzare lectine attive contro il cancro. Non tutte le lectine hanno effetti dannosi per l’organismo: come dimostrato da molte ricerche, alcune di esse hanno la capacità di agglutinare le cellule cancerose. Una di queste è la lectina delle arachidi, che aiuta a inibire la proliferazione di alcuni tipi di cellule del cancro del seno e a favorirne la distruzione; le lectine presenti nell’amaranto, nelle fave e nei funghi champignon possono invece rivelarsi utili contro il cancro al colon. In molti studi è stato osservato inoltre come la lectina contenuta nell’Helix Pomatia (lumaca di terra) si sia dimostrata efficace nell’individuazione delle cellule cancerose, consentendo agli anticorpi di riconoscerle e attaccarle. Lo stesso dottor D’Adamo consiglia il consumo di Helix Pomatia come integrazione dietetica ai suoi pazienti, in particolare quelli affetti da linfoma o da cancro al seno.
  • Controllare il fattore di crescita dell’epidermide (EGF), un ormone che favorisce la crescita e il ripristino dei tessuti della pelle, caratterizzato da un recettore (EGF-R) strettamente connesso all’antigene del gruppo A. Alcuni studi hanno mostrato che l’EGF-R ha una parte importante in molti dei tumori con una maggiore incidenza in questo gruppo sanguigno. Alcuni elementi nutritivi hanno un forte impatto sull’EGF e possono essere controllati con l’alimentazione; il più importante tra questi è l’acido linoleico, un acido grasso polinsaturo che stimola la mitosi delle cellule cancerose. Per contrastarlo, il dottor D’Adamo consiglia alcuni semplici accorgimenti:
  • Ridurre i quantitativi di questo grasso nella dieta.
    Inibire l’attività della 5-lipossigenasi, un enzima associato alla crescita delle cellule cancerose, grazie ai principi attivi dell’olio d’oliva e di alcune piante medicinali come lo zenzero, la curcuma, l’ortica e il rosmarino.
    Assumere alimenti ricchi degli antiossidanti quercetina (uva rossa, mela, sedano, cipolla) e luteolina (timo, tarassaco, salvia).
    La lectina del germe di grano attiva i recettori dell’EGF, pertanto si sconsiglia il consumo di alimenti che la contengono. È consigliabile invece consumare alimenti contenenti lectine di trasporto dei mannani (zuccheri vegetali complessi), che sembrano inibire l’attività di questi recettori: cipolla, aglio, porro, e zafferano; in misura minore, sono utili anche fave, piselli, piselli odorosi e lenticchie.

 

IL GRUPPO SANGUIGNO AB E IL METABOLISMO

 Il metabolismo è l’insieme dei processi che permettono al nostro organismo di digerire e sintetizzare le sostanze nutritive degli alimenti per convertirle in energia. Grazie a questi processi il corpo umano può crescere, rinnovare le cellule, regolare le reazioni chimiche interne e determinare l’aumento o la perdita di peso.

Secondo le ricerche del dottor D’Adamo, il gruppo sanguigno è fondamentale per prevenire diversi disordini del metabolismo, tra cui un eccessivo aumento di peso e l’insulinoresistenza, uno squilibrio ormonale che causa bassa sensibilità all’ormone pancreatico dell’insulina e quindi un’alterazione dell’assorbimento di glucosio nelle cellule. Questo disturbo forza l’organismo a produrre sempre più insulina per compensarne la minore efficacia, rendendo difficile il controllo dei livelli di zucchero nel sangue e, con il tempo, può portare al diabete di tipo 2. Spesso è scatenato da un consumo troppo elevato di alimenti contenenti lectine che reagiscono in modo negativo al gruppo sanguigno. Alcune di esse si legano ai recettori delle cellule adipose simulando gli effetti dell’insulina, segnalando così alle cellule di smettere di bruciare grassi e zuccheri, immagazzinandoli sotto forma di ulteriore grasso.

Un eccessivo aumento di peso comporta dei cambiamenti nella fisiologia del metabolismo, che rende sempre più difficile riportare nella norma i livelli ormonali, portando col tempo a patologie più gravi come l’obesità. Nelle persone obese la regolazione dell’energia si differenzia da quella normale per due importanti aspetti:

  • Resistenza alla leptina: l’ormone leptina (che non deve essere confuso con le lectine) controlla la quantità di grasso corporeo immagazzinato nell’organismo e la capacità di bruciarlo per ottenere energia e trasmettere la sensazione della sazietà. Quando si diventa sovrappeso il livello della leptina cresce insieme a quello dell’insulina, mentre la sua efficacia diminuisce. Secondo alcuni ricercatori, questo parallelismo tra i due ormoni apre le porte al diabete, all’infarto e alle malattie cardiovascolari.
  • Resistenza al cortisolo: il cortisolo è un ormone steroideo con la funzione di aumentare i livelli di zucchero nel sangue, anche a spese del tessuto muscolare. Anche se utile in casi di emergenza, una sua azione permanente sull’organismo porta all’insulinoresistenza e a una drastica diminuzione della massa muscolare in favore della massa grassa. Generalmente, le persone sovrappeso sono soggetti perennemente a un livello di cortisolo alto, poiché la sua produzione è stimolata proprio dalla presenza di tessuto adiposo in eccesso.

 

Il gruppo Sanguigno AB, il controllo del peso e il colesterolo

Dal punto di vista nutrizionale, la situazione del gruppo AB è abbastanza particolare. Pur avendo meccanismi digestivi simili a quelli del gruppo A, le persone di tipo AB necessitano di un maggiore apporto di carne a causa dell’influenza del gruppo B. Di conseguenza il loro fabbisogno di proteine animali non è supportato da un’acidità gastrica sufficiente per metabolizzarle senza difficoltà. Un altro elemento a sfavore è la scarsa presenza dell’enzima fosfatasi alcalina intestinale, che facilita la digestione dei grassi animali nei gruppi 0 e B.

Per aiutare le persone di gruppo AB a fronteggiare questa situazione complicata, il dottor D’Adamo ha elaborato alcune strategie da affiancare alla dieta del gruppo sanguigno:

  • Scoprire il proprio profilo metabolico: oltre al peso corporeo, è utile conoscere dati come la massa muscolare, la percentuale di massa grassa e il metabolismo basale, perché rivelano il grado di equilibrio metabolico dell’organismo. Esistono alcuni metodi di misura che si possono eseguire in casa per scoprire qualcosa di più sul proprio metabolismo individuale. Ad esempio, per determinare se l’eccesso di peso è dovuto a ritenzione idrica è sufficiente premere con un dito sull’osso della coscia con una certa forza per cinque secondi. Se la pressione è stata fatta su tessuti muscolari la pelle ritornerà subito al suo posto, ma se c’è acqua tra le cellule impiegherà un po’ più di tempo.

Un altro metodo è calcolare il rapporto tra anche e vita, in modo da determinare la distribuzione del grasso sul corpo: l’eccesso di peso è più dannoso quando si concentra sull’addome piuttosto che su anche e cosce. Per ricavare questo dato è sufficiente misurare con un metro per sarti la circonferenza della parte più stretta della vita e poi della parte più grossa delle anche. Infine si divide la misura della vita per quella delle anche: per le donne il rapporto ideale è compreso tra 0,70 e 0,75, per gli uomini tra 0,80 e 0,90.

  • Soddisfare il fabbisogno di proteine con fonti diverse dalle carni rosse. Sono preferibili il pesce fresco, i frutti di mare e i derivati della soia.
  • Aiutarsi con gli stimolatori del metabolismo:
    • L-carnitina: questa sostanza aiuta a trasferire i grassi nei mitocondri (le cellule che metabolizzano l’energia) e a ridurre l’insulinoresistenza. La si può trovare nel pollame, nel pesce e nei funghi.
    • Biotina: è una vitamina necessaria per metabolizzare i grassi ed è presente nell’agnello, nei pesci di mare, nel cavolfiore, nei funghi, nelle carote, negli spinaci e nei piselli.
    • Acido lipoico: aiuta a potenziare la capacità di metabolizzare gli zuccheri e si trova nelle verdure a foglia verde come spinaci e broccoli, nel riso integrale e nei piselli.
    • Magnesio: le persone sovrappeso soffrono spesso di carenza di questo minerale e possono integrarlo con riso integrale, fichi secchi, lenticchie.
    • Pesci provenienti da acque fredde: sono ricchi di oli benefici che attivano il metabolismo.
    • Alimenti ricchi di vitamina A come carote, spinaci e broccoli aiutano a incrementare i livelli di fosfatasi alcalina intestinale.
  • Mantenere basso il livello di colesterolo seguendo la dieta e aiutandosi con alcuni elementi nutritivi:
    • Soia: numerosi studi indicano che il consumo di prodotti a base di soia può ridurre i livelli del colesterolo.
    • Olio di semi di lino e noci: sono buone fonti di acido alfa linoleico (un acido grasso omega3).
    • Alimenti probiotici a fermentazione naturale: i batteri benefici possiedono una moderata capacità di abbassare il colesterolo.
    • Piridossina (vitamina B6): aiuta a metabolizzare le proteine. Si trova nei legumi come piselli, lenticchie e fagiolini, nel merluzzo, nel salmone, nel tonno, nella soia, nelle carote e nelle uova.

 

Il gruppo  Sanguigno AB e i problemi cardiovascolari

Come per il gruppo A, le persone di gruppo AB corrono rischi maggiori di essere soggette a patologie cardiache, a causa del colesterolo alto e della coagulazione del sangue elevata. Alcune sostanze naturali possono aiutare a mantenere sotto controllo questi fattori di rischio:

  • Biancospino: è in grado di ripulire le arterie ed è attualmente utilizzato per curare angina, ipertensione, aritmia e altre disfunzioni congestizie del cuore.
  • Antiossidanti: prevengono l’ossidazione delle particelle ricche di colesterolo. Si trovano principalmente nell’uva, nei mirtilli, nelle more, negli spinaci, nelle fragole e nelle barbabietole.
  • Acqua e limone: uno dei maestri del dottor D’Adamo, John Bastyr, sosteneva che il succo di tre o quattro limoni possedesse le stesse proprietà anticoagulanti dei preparati farmaceutici. Il dottore lo considera un ottimo tonico per il gruppo A e consiglia di prenderlo di prima mattina.
  • Ginko biloba, zenzero e aglio: inibiscono l’attività delle piastrine, aiutando così a diminuire la coagulazione.

 

Le informazioni presenti in questo articolo sono contenute nel libro “La salute su misura” del dottor Peter D’Adamo, ideatore della dieta del gruppo sanguigno.

Maggiori informazioni sulla dieta potete trovarli nei libri del dottor Mozzi e D’Adamo

libri ricette dott. mozzi (350x233)

I libri del dottor Piero Mozzi

3 commenti
  1. antonio
    antonio says:

    Buongiorno, volevo chiedervi un importante informazione. Io ho un artrite reumatoide e vorrei cercare un alimentazione più corretta per il mio corpo. possiedo il gruppo ab+.
    Leggendo i Vs articoli ho un po capito che alimenti usare oppure no, ma vorrei se è possibile capire meglio per questa malattia. Vi ringazio
    Antonio Tripputi

    Rispondi

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