Caco G

Cachi

Il cachi o kaki è il frutto dell’albero Diospyros kaki. Conosciuto anche come loto del Giappone o mela d’Oriente, è una delle piante più antiche coltivate dall’uomo e il suo nome significa letteralmente “frutto degli dei” o “grano di Giove”.
Questo frutto era già coltivato più di 2000 anni fa in Cina, dove era conosciuto come l’albero dalle sette virtù: ha una vita lunga, produce una grande ombra, dà agli uccelli la possibilità di nidificare tra i suoi rami, non viene attaccato dai parassiti, le sue foglie giallo-rosse sono decorative per tutto il periodo autunnale, dal suo legno si ottiene un bel fuoco e la caduta abbondante del suo fogliame arricchisce il terreno di sostanze concimanti. Fu importato in Europa e in America alla fine del XVIII secolo, ma all’inizio era impiegato solo come pianta ornamentale: iniziò a suscitare interesse dal punto di vista alimentare solo dopo la metà del XIX. Il primo esemplare italiano di cachi fu piantato nel 1870 nel giardino di Boboli a Firenze. Uno dei suoi primi e più grandi estimatori fu il compositore Giuseppe Verdi. A partire dal 1916 le coltivazioni si diffusero in Campania e in Emilia.
Il 9 agosto 1945 un albero di cachi sopravvisse al bombardamento atomico di Nagasaki. Era molto indebolito ma recuperò la salute grazie alle cure del botanico Masayuki Ebinuma, che rese la forza di quest’albero un messaggio di pace e un simbolo dell’inutilità di tutte le guerre: fece nascere delle nuove pianticelle dai suoi semi e le regalò ai bambini che andavano in visita al museo atomico. Cinquant’anni dopo nacque il progetto “Revive time- L’albero di cachi”, che da Nagasaki si è diffuso nelle scuole di numerose località in tutto il Giappone e successivamente in altre parti del mondo: le nuove piantine che discendono da quel primo albero di cachi vengono “adottate” ogni anno dagli alunni delle scuole e cresciute come simbolo di fratellanza tra i popoli e di un futuro senza guerre.

L’albero di cachi è una pianta molto longeva che può raggiungere un’altezza di 15-18 metri, anche se nelle coltivazioni viene mantenuta di medie dimensioni tramite la potatura. Le foglie sono grandi e di forma ovale, mentre i frutti sono grosse bacche di forma sferica leggermente appiattita, di colore giallo-arancio e diventano commestibili dopo aver raggiunto la sovra maturazione (polpa molle e bruna). Si adatta bene al clima mediterraneo e a molti tipi di terreno, purchè sia abbastanza profondo.
Il modo più comodo per consumare il cachi è tagliarlo in due e mangiare direttamente la polpa interna, dal sapore molto dolce. In alternativa lo si può utilizzare per la preparazione di creme, salse e confetture. In Giappone si usa anche per produrre un vino a bassa gradazione alcolica e un succo con cui si chiarifica il sakè. È facilmente reperibile nella stagione autunnale, da settembre a novembre. Per capire se i frutti sono abbastanza dolci e maturi da essere mangiati, bisogna controllare che la buccia sia molto sottile ma intatta e la polpa molto tenera. Se sono gialli e abbastanza duri sono acerbi ed è sconsigliabile acquistarli se li si vuole consumare subito.
Il cachi è composto principalmente di acqua, zuccheri e fibre, ma anche di Sali minerali (calcio, magnesio, sodio, fosforo, zinco, ferro, potassio), beta-carotene, aminoacidi e vitamine A, C ed E. La grande quantità di zuccheri e potassio lo rende un alimento estremamente energetico e consigliato contro l’inappetenza. Possiede inoltre proprietà depurative, antiossidanti e benefiche per la pelle e il sistema immunitario. Nella medicina cinese è largamente utilizzato da secoli come erba curativa contro diversi tipi di patologie che coinvolgono il cervello, il cavo orale, il sistema respiratorio, il sistema digerente, la circolazione del sangue e la pelle.

Neutro per i gruppi 0 e A, sconsigliato per i gruppi B e AB.
Si consiglia l’uso di frutta biologica di stagione, preferibilmente d’estate.
Il dottor Mozzi consiglia di consumare la frutta da sola o in pasti a base di carne, pesce, uova o semi oleosi. Per le persone di gruppo 0 è preferibile non abusarne: può causare problemi articolari. Alle persone di gruppo A si consiglia di mangiare le marmellate da sole (come spuntino) o abbinate a proteine (carni bollite consentite od omelette), e di evitarne l’abbinamento con cereali e farinacei. Alle persone di gruppo B si sconsiglia di abbinarla ai cereali.

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