Sambuco G

Sambuco

Il sambuco comune (Sambucus nigra) è un arbusto appartenente alla famiglia delle Caprifoliaceae. Originaria della zona del Caucaso, questa pianta è nota da sempre per le sue numerose proprietà medicinali. I popoli antichi credevano che fosse in grado di proteggere dagli spiriti maligni: il suo legno non doveva mai essere bruciato o si sarebbero liberate le forze del male. Era considerato propiziatorio regalarlo ai novelli sposi e alle donne in attesa. Nel calendario degli antichi Celti il sambuco era associato al tredicesimo mese del calendario e simboleggiava rinnovamento, passaggio e rigenerazione. Chi la studiò per primo fu probabilmente il filosofo e botanico greco Teofrasto, successore di Aristotele, che la chiamava Aktè. Ippocrate e Dioscoride lo consigliavano come diuretico, lassativo e come rimedio contro il veleno di serpente, la bile e il catarro. Le foglie erano utilizzate per medicare ulcere, infiammazioni e scottature. I Romani iniziarono a usare le sue bacche in cucina: il gastronomo Apicio scrisse alcune ricette con il sambuco nella sua opera De Re Coquinaria.
In epoca medievale il simbolismo del sambuco assunse due facce diverse: in alcune zone d’Europa (soprattutto nei paesi germanici) si diffuse la credenza che fosse una pianta cara alle streghe o addirittura che le streghe stesse si trasformassero in alberi di sambuco. Tuttavia le credenze positive continuarono a predominare: un arbusto di sambuco veniva sempre piantato vicino ai monasteri e alle abitazioni, poiché si riteneva che proteggesse dal male. Secondo una credenza inglese l’albero che Giuda usò per impiccarsi era un sambuco, mentre un’altra leggenda afferma che la croce di Cristo sia stata costruita in parte con legno di quest’albero.
Nonostante la sua popolarità, col passare dei secoli il sambuco fu usato sempre meno a scopo medicinale e il suo impiego si limitò sempre più ai rimedi popolari dei contadini.

La pianta di sambuco comune può raggiungere un’altezza massima di 10 metri ed è caratterizzato da una chioma di grande espansione, globosa e densa. Ha un tronco abbastanza basso e nodoso, con foglie lunghe da 20 a 30 centimetri e fiori bianchi ermafroditi, raggruppati in infiorescenze numerose. I frutti sono bacche succose, di un colore viola-nerastro. In Italia è presente su tutto il territorio al di sotto di un’altitudine di 1400 metri.
In cucina il sambuco si utilizza principalmente per preparazioni dolci: dai fiori e dalle bacche è possibile ricavare dolci, frittelle, sciroppi, marmellate, gelatine e una bevanda fermentata chiamata appunto “vino di sambuco”. Tuttavia, la pianta è utilizzata soprattutto come rimedio erboristico. Con i fiori si possono preparare un infuso con proprietà sudorifere (utile in caso di malattie respiratorie) e una tisana che viene usata come rimedio contro tosse, asma, raffreddore e reumatismi. Un infuso freddo può essere utilizzato per fare un lavaggio agli occhi infiammati e stanchi. Le bacche possiedono invece proprietà lassative, purgative e rafforzano il sistema immunitario. Dalla loro spremitura si ottiene il succo concentrato di sambuco, ricco di potassio e antiossidanti.
Le bacche di sambuco contengono principalmente acqua, fibre, proteine, Sali minerali (sodio, calcio, potassio, fosforo, ferro, zinco, magnesio), aminoacidi e vitamine A, B1, B2, B3, B5, B6 e C.

Neutro per tutti i gruppi.
Il dottor D’Adamo consiglia le bacche di sambuco alle persone di gruppo B per rafforzare il sistema immunitario e rafforzare la resistenza ai batteri influenzali.

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