MALATTIE NEURODEGENERATIVE: ALZHEIMER, PARKINSON, DEMENZA

I consigli e le osservazioni del dottor Mozzi su un male oggi sempre più diffuso

Le malattie neurodegenerative sono un insieme di patologie. La loro caratteristica è la degenerazione progressiva e/o la morte delle cellule neuronali in determinate aree del cervello.

I neuroni sono le cellule del sistema nervoso, ossia di cervello e midollo spinale. A differenza di altre cellule, non sono in grado di riprodursi. Pertanto, quando subiscono dei danni o muoiono, non possono essere sostituiti dall’organismo. Ne conseguono disturbi nel movimento (le cosiddette atassie) o nel funzionamento mentale (le cosiddette demenze). Fra le malattie neurodegenerative più conosciute, ricordiamo il morbo di Parkinson, il morbo di Alzheimer e le demenze.

Queste patologie possono manifestarsi in diverse modalità, a seconda dell’area del cervello interessata dalla perdita neuronale e del tipo di neuroni che vengono colpiti.

Tuttavia, generalmente, tutte queste patologie presentano tre punti in comune:

  • Esordio subdolo e insidioso: nella maggior parte dei casi l’inizio della malattia è asintomatico e i sintomi si manifestano solo in seguito, quando il danno neuronale è piuttosto esteso
  • Progressione irreversibile: purtroppo, ancora oggi non esistono cure in grado di arrestare definitivamente le malattie neurodegenerative
  • Trattamento puramente sintomatico. La medicina non ha ancora scoperto una cura in grado di rendere reversibile il decorso di queste malattie

Esistono diversi sintomi riconoscibili che possono comparire in questo tipo di malattie. I più importanti sono i problemi nel controllo dei movimenti: tremori a riposo, rigidità muscolare, lentezza all’inizio e durante l’esecuzione di un movimento, alterazione dei riflessi posturali e dell’equilibrio o blocco della deambulazione.

Seguono poi i problemi legati alla demenza: deterioramento della memoria fino all’amnesia, deficit di pensiero e giudizio, disorientamento, perdita delle capacità intellettive e linguistiche.

Possono presentarsi anche sintomi secondari, come insonnia, disturbi nell’alimentazione e nella comunicazione, problemi urinari, difficoltà di deglutizione, depressione e angoscia.

Il processo diagnostico dei medici non è semplice e di solito dura a lungo. Questo perché, come abbiamo visto, i sintomi sono difficili da analizzare nelle prime fasi della malattia. In molti casi si ritiene che la causa siano condizioni ereditarie e, pertanto, i medici valuteranno l’anamnesi del paziente. A partire da lì vengono effettuati altri esami complementari, come un esame del sangue o una risonanza magnetica, per escludere altre patologie come infezioni, tumori, ecc.

Allo stato attuale non vi è alcuna cura per la stragrande maggioranza di queste malattie. Tuttavia, esistono dei trattamenti che mirano a rallentare la progressione delle malattie neurodegenerative, ad alleviarne il dolore, a migliorare i sintomi e ad allungare l’autonomia e la funzionalità del paziente. A seconda dei singoli casi è possibile utilizzare diverse procedure medico-chirurgiche per alleviare i sintomi oppure dei farmaci che prolungano la funzionalità della persona colpita.

Nel trattamento delle malattie neurodegenerative è comune l’impiego di varie terapie: riabilitazione neuropsicologica, fisioterapia, logoterapia e terapia occupazionale. Tutte queste cure fanno parte di una strategia multidisciplinare per prolungare e migliorare la qualità della vita del paziente, la sua condizione e la sua autonomia.

Il dottor Mozzi afferma che sia possibile capire con largo anticipo se una persona è predisposta a sviluppare problemi al sistema nervoso, che sfocino poi in malattie neurodegenerative. A un certo punto, queste persone cominciano a camminare con le mani perpendicolari ai fianchi anziché parallele. Questo è il primo segno di un decadimento del sistema nervoso.

Le patologie di questo tipo possono essere stabilizzate, rallentate, ma vanno soprattutto prevenute, perché purtroppo, come il dottore ci tiene a ricordare, i neuroni non possono rigenerarsi, e quindi ogni danno è irreversibile. È dunque importante fornire alle cellule il giusto apporto di sali minerali, vitamine e proteine.

Secondo il dottore, ogni persona è programmata per avere un organo più debole degli altri. Quando quest’organo è il cervello, si manifestano le malattie del sistema nervoso. L’età media di pazienti che ne sono affetti, come per il tumore al seno, diminuisce sempre di più, presumibilmente a causa dello smodato consumo di latte. Il calcio del latte non va nelle ossa, ma si deposita nei vari organi sotto forma di calcoli. Purtroppo, a causa delle odierne abitudini alimentari, il numero dei casi è destinato a diventare sempre più drammatico, comportando anche un costo sociale esorbitante.

Il Parkinson può avere più cause, a seconda delle abitudini alimentari quotidiane del paziente. Il dottor Mozzi porta l’esempio di un suo paziente di gruppo 0 che beveva 10 caffè al giorno, finché non sviluppò il Parkinson. Ma per Alzheimer e demenza sembra che la causa principale siano latte, yogurt e formaggi.

In particolare durante menopausa e andropausa, è importante eliminare i latticini per scongiurare il rischio di Alzheimer. Ci sono persone anziane, affette da queste patologie, che hanno ottenuto grandi benefici cambiando l’alimentazione.

Secondo il dottore le emicranie, se molto frequenti, possono essere un campanello d’allarme. Infatti, se i centri nervosi vengono colpiti di frequente, possono causare lesioni anche permanenti e la degenerazione dei neuroni. Generalmente, sembra che le persone colpite da Alzheimer siano state soggette a frequenti emicranie sin da giovani.

Il dottor Mozzi porta anche l’esempio della mucca pazza: qualche anno fa improvvisamente le mucche sono state colpite da questa patologia al sistema nervoso centrale. La causa era nei mangimi, confezionati con dentro proteine animali, probabilmente altri bovini. Questo avrebbe potuto rappresentare una svolta nella ricerca sulle malattie neurodegenerative. L’Alzheimer, secondo il dottore, si può considerare il corrispettivo umano di questa patologia.

Un altro esempio presentato dal dottore è una donna anziana che l’aveva consultato perché soffriva di tremori. Aveva appena cucinato delle verze, così il dottore le aveva consigliato di berne l’acqua di cottura. I tremori erano spariti nel giro di pochissimo tempo.

Anche le caramelle andrebbero eliminate per gli zuccheri e eduncolanti : secondo il dottor Mozzi, la diffusione del Parkinson va di pari passo con quella delle caramelle.

Anche in questo caso, però, l’aiuto più grande per stare meglio deve venire da noi stessi e dalla nostra capacità di osservazione. Il dottore raccomanda di osservare in quale momento della giornata i sintomi si fanno più gravi, per capire meglio quali alimenti stiano alla base del nostro malessere. Anche in questo caso, tenere un diario alimentare costituisce un aiuto prezioso per comprendere meglio quello che il nostro organismo ci sta chiedendo per stare meglio.

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