MANGO

Il mango è il frutto dMango - Dieta gruppo sanguigno 2elle piante della famiglia delle Anacardiaceae; i più diffusi sono quelli delle specie Mulgoba, e cioè la Mangifera indica, detto comunemente mango indiano, dal colore tendente al rosso e al viola; e quello Camboya, la varietà filippina-indonesiana, con forma allungata e dal colore giallo tendente al verde.

Il nome mango deriva dalla parola mangai, un termine tamil che fu tradotto per la prima volta nei primi del ‘500 da Ludovico di Varthema, uno scrittore e viaggiatore italiano.
Dal secolo successivo la parola assunse il significato di “in barattolo”, in quanto i mango venivano conservati così per i viaggi in nave.

La pianta è una sempreverde ricca di foglie dalla forma allungata e dal colore che oscilla dal verde all’arancio che può vivere fino a 300 anni arrivando a superare i 30 m di altezza e i 10 m di circonferenza del tronco; da una ristretta parte dei piccoli fiori bianchi nascono i frutti: di forma ovale allungata, con buccia sottile che può essere gialla, rossa, verde o ricca delle sfumature dei tre colori. La polpa, dolce e succosa, è giallo acceso e racchiude all’interno un grande seme. Possono pesare fino a un chilogrammo.

Il mango è originario dell’Asia, dove è ancora diffusissimo, e dove se ne ritrovano tracce di coltivazioni già 4000 anni fa nello stato di Assam, in India; in quei territori le sue foglie erano e sono ancora utilizzate per decorare feste e cerimonie religiose; in Bangladesh è considerato l’albero nazionale.
Per gli Indù è sacro e viene rappresentato nella mano del dio Ganesh a simboleggiare la perfezione.
ganesh con mangoNel IV sec a.C. il mango giunse nell’est dell’Asia ma fu solo nel X sec d.C. che si diffuse fino all’Africa orientale dove venne portato dal viaggiatore Ibn Battuta. Furono i Portoghesi che lo fecero conoscere nel Sud America, in particolare in Brasile; da li si diffuse nelle Barbados nel 1742, in Giamaica pochi anni dopo e infine intorno al 1830 giunse in Florida passando dal Messico. Nella seconda metà di quel secolo lo conoscevano anche in Australia.

Il mango rappresenta quasi la metà della produz
ione mondiale di frutta tropicale
; il maggior produttore è l’Asia, l’India in particolare, paese dove se ne catalogano più o meno 400 specie; fra queste le cultivar (varietà ottenuta grazie a miglioramento genetico) più diffuse ad oggi sono la Alphonso, la Benishaan e la Kesar nel sud, e la Dussehri e la Langda nel nord.
Altri paesi dove si coltiva sono la Cina, l’Africa, e in minor misura l’Andalusia, le Canarie, la California, il Centro e il Sud America.
In Italia il mango è coltivato a Caronia, a Fiumefreddo di Sicilia, a Balestrate, a Alcamo, nella valle del Niceto e in alcune zone della Calabria.
Grazie ad una produzione diffusa in tutta la zona tropicale del mondo il mango è un frutto che si può quasi sempre trovare in commercio.

Ad oggi la cultivar più diffusa al mondo è la Tommy Atkins, originata in Florida ed estremamente resistente; in quelle zone si è diffusa ultimamente una varietà di mango detta Condo Mango trees at Dongomango, dalla parola condominio, perché la pianta rimane piccola adattandosi alla coltivazione in città.

La maniera migliore di conservare il mango è a temperatura ambiente, condizione nella quale continua la sua maturazione; viene consumato al naturale ma anche in moltissime altre maniere: esistono bevande a base di questo frutto, come la Panha e moltissime salse, come il Mango Lassi, l’Aamras, il Chutney e l’Andhra Aavakaava, salse piccanti per le quali si utilizza il mango acerbo.

È un frutto ricco di acqua e carboidrati (in particolare saccarosio), di potassio e vitamina C.

È consigliato il consumo della frutta da sola o con pasti a base di carne, pesce e uova. Si sconsiglia la combinazione con gli amidi dei cereali e con legumi (es. fette biscottate e marmellata, dolci con farina di riso e frutta…): può causare fermentazione.

 Neutro per i gruppi 0 e B. Sconsigliato ai gruppi A e AB

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